Correva l’anno 1222 quando San Francesco d’Assisi arrivò a Gaeta. E come poteva esimersi dal farlo? Proprio lui, che amava tutti i luoghi immersi nel verde delle montagne e nel blu del mare. La città offriva (e tutt’ora offre) un paesaggio capace di stimolare la riflessione, un contesto ideale per la spiritualità e la meditazione. Fu anche per questo che, più tardi, il re Carlo II d’Angiò promosse la costruzione del tempio dedicato proprio a questa figura religiosa. Oggi attraversare le sue navate significa confrontarsi con una storia ricca e complessa, fatta di arte, architettura e vicende che hanno segnato profondamente Gaeta, tra interventi reali, restauri e testimonianze di fede.
Ma qual è la sua storia?
La storia del convento e della chiesa
La costruzione della chiesa gotica prese forma nel corso del XIV secolo. L’edificio si sviluppa con una grande navata centrale coperta da sei campate a volta e due navate laterali più basse, concluse da un presbiterio quadrato e probabilmente da un’abside complessa. Tra il XVI e il XVIII secolo il tempio fu arricchito con opere d’arte, diventando sede di cappelle e sepolture di famiglie nobili e governatori spagnoli. La facciata esterna custodisce dipinti dei secoli XVIII e XIX, tra cui spicca quello di F. Vervloet raffigurante la benedizione di Papa Pio IX alla guarnigione di Gaeta.
L’invasione napoleonica e la soppressione degli ordini religiosi portarono alla chiusura del convento e al degrado della chiesa, abbandono che durò anche dopo la restaurazione. I lavori ripresero nel 1854 su progetto dell’architetto G. Guarinelli, con il patrocinio reale e la collaborazione di artisti già impegnati a Napoli in San Francesco di Paola. Il restauro si concluse nel 1858, mentre lievi danni furono riscontrati durante l’assedio del 1860-1861.
Nel 1927 la chiesa fu affidata ai salesiani, che vi mantennero una comunità fino a pochi anni fa, e anche dopo il loro ritiro l’edificio è rimasto aperto grazie all’impegno di volontari. Durante la Seconda Guerra Mondiale subì nuovi danni, poi riparati con un restauro tra il 1951 e il 1952.

Cosa vedere oggi e come arrivare al Tempio di San Francesco
Si accede alla chiesa da una scalinata monumentale coronata dalla statua della Religione, opera di Luigi Persico, che domina il piazzale panoramico sul Golfo di Gaeta. La facciata neogotica si apre su un portale strombato affiancato dalle statue di Carlo II d’Angiò e Ferdinando II, mentre il timpano mostra l’Allegoria della restaurazione del papato. Lungo la cornice compaiono statue di santi tra cui San Bernardo, Sant’Ambrogio, San Francesco, Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino.
All’interno, diviso in tre navate illuminate da vetrate policrome e da un grande rosone, si trovano statue in gesso dei Santi Apostoli, un abside dominato dal Redentore in stucco e un altare monumentale neogotico progettato da Giacomo Guarinelli. Il pavimento presenta eleganti intarsi marmorei. Lungo le pareti absidali, un tempo presenti, si trovavano tavole barocche oggi conservate nel Museo Diocesano. Sulle pareti della controfacciata è visibile un dipinto ottocentesco che raffigura San Francesco con le stimmate.
Ai lati del presbiterio si trovano due matronei: uno fungeva da palco reale, l’altro era la cantoria, oggi ricostruita dopo i danni bellici.
Dal lato sinistro si accede al complesso conventuale, dove si conserva un chiostro trecentesco, spazi oratoriali e un cortile con pozzo centrale e colonne. Si tratta di un ambiente carico di storia, un frammento di vita religiosa e comunitaria che affianca la chiesa principale.
Gli orari di apertura attuali sono dalle ora 10:30 fino alle 12:30, e dalle 16:00 fino alle 18:00. Per eventuali modifiche è consigliato consultare la pagina ufficiale del Tempio.
E dopo la visita, un po’ di relax
Un itinerario alla scoperta della Chiesa di San Francesco non può che concludersi con una sosta altrettanto memorabile. Dopo aver camminato tra navate e chiostri, lasciandosi avvolgere dal silenzio e dall’arte, nulla è più piacevole che ritrovare la brezza marina e il profumo di salsedine. Il Papardò, alla spiaggia dell’Arenauta, offre proprio questo: un luogo dove la spiritualità del mattino lascia spazio al benessere del pomeriggio, tra mare, sole e buona cucina. Che si scelga di rilassarsi su un lettino, di gustare un piatto vista mare o semplicemente di ascoltare il ritmo lento delle onde.