Il campanile del Duomo di Gaeta è una di quelle strutture che non passa di certo inosservata. Alto, imponente e intriso di storia, si staglia contro il cielo con la sua elegante struttura in stile romanico, con un fortissimo influsso arabo-normanno. Un lascito secolare che racconta il passato medievale di questi luoghi.

Il campanile fu commissionato dall’Arcivescovo Giovanni IV, in un periodo in cui Gaeta cercava di rafforzare la propria identità politica e religiosa. La città era allora una potenza marittima, crocevia di traffici commerciali e crogiolo di diverse culture. E proprio queste influenze si leggono ancora oggi nella struttura e nei dettagli di questa costruzione.

Ma quando venne costruito? E quali sono le chicche storiche che nasconde?

Un’opera monumentale

La costruzione del Campanile del Duomo di Gaeta iniziò nel 1148, grazie alla donazione di un terreno da parte del monaco Pandolfo Palagrosio, come attestato nel Codex diplomaticus cajetanus. Il progetto fu affidato a Nicolangelus Romanus, noto anche come Nicola d’Angelo, appartenente a una rinomata famiglia di marmorari romani attivi nel XIII secolo. La torre vide la fine dei lavori nel 1174, mentre il torrino apicale, che ne corona la sommità, fu aggiunto più tardi nel 1279 durante l’episcopato di Bartolomeo Maltacea.​

Il basamento del campanile, alto 15 metri e largo 9, è realizzato in gran parte con materiali di spoglio provenienti dal mausoleo romano di Lucio Sempronio Atratino, console romano del I secolo a.C. Questa scelta conferisce solidità alla struttura, oltre che a simboleggiare un punto di unione tra l’antichità classica e la cristianità medievale.​

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Un ponte di pietra tra Oriente e Occidente

Il Campanile del Duomo di Gaeta presenta un’architettura che unisce elementi romanici, bizantini, islamici e normanni. Tra gli influssi più evidenti c’è quello islamico, che si riflette nelle decorazioni geometriche e negli archi intrecciati, tipici dell’arte musulmana. Questi elementi, visibili nelle bifore e nelle cornici, sono un chiaro esempio del dialogo culturale che Gaeta, crocevia di civiltà, ha vissuto durante il Medioevo.

L’uso di motivi geometrici e arabeschi, insieme alla disposizione delle aperture, richiama le tecniche decorative diffuse nel mondo islamico, in particolare nelle zone vicine al Mediterraneo. Il campanile diventa così un simbolo di una fusione di culture che ha caratterizzato la città.

Realizzato in pietra calcarea locale, il campanile tocca i cinquanta metri d’altezza, articolandosi in sei ordini sovrapposti. 

La struttura culmina con una piccola loggia ottagonale, dove un tempo si trovava una campana oggi custodita nel Museo Diocesano. Ogni dettaglio – dalle aperture alla decorazione scultorea – sembra quasi pensato per armonizzarsi con il paesaggio marittimo che si intravede poco più in là, come a ricordare il legame indissolubile tra la città e il Mediterraneo.

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Il campanile del Duomo di Gaeta: un simbolo identitario per la città

Col passare dei secoli, il campanile del Duomo di Gaeta è diventato un punto di riferimento architettonico tanto per i turisti quanto per i locali. I suoi rintocchi hanno scandito il tempo, accompagnato riti religiosi e momenti civici, segnato l’alternarsi delle stagioni e delle generazioni. Nonostante le trasformazioni urbanistiche e i danni subiti durante i conflitti – in particolare durante la Seconda guerra mondiale – il campanile è rimasta una testimonianza storica del territorio Pontino, quasi a vegliare sulla città e sulla sua memoria.

Oggi, il campanile del Duomo di Gaeta rappresenta un elemento chiave nella valorizzazione del patrimonio storico-artistico della città. Inserito nel percorso che collega il Duomo, il Museo Diocesano e l’area archeologica della Cattedrale paleocristiana, è meta di turisti, studiosi e visitatori che vogliono riscoprire le radici profonde di questo territorio.

Anche grazie alla vicinanza con il Parco Regionale di Monte Orlando, l’intera area in cui sorge il campanile si presenta come un luogo di grande interesse paesaggistico e culturale. Un equilibrio tra natura, storia e spiritualità che continua ad attrarre chi è in cerca di bellezza, lontano dai circuiti turistici più battuti.